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Come disdire un contratto per iscritto

Quasi tutti gli abbonamenti sono pensati per attivarsi in un minuto e per costare discretamente più fatica del dovuto quando si chiudono. La lettera che ne chiude uno è breve; a farla funzionare sono il nome esatto del contratto, l'invio nei tempi, e la capacità di provare entrambi.

Aggiornato 19 settembre 2026 · 3 min di lettura

In breve

Scriva chi è, quale contratto sta chiudendo e il suo numero, la data in cui la disdetta deve avere effetto e la data di oggi. La spedisca in modo da poter provare che è arrivata, e conservi quella prova fino all'ultimo addebito.

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Passo per passo

  1. Si identifichi come la conosce l'azienda

    Nome, indirizzo e soprattutto numero cliente o di contratto. Le aziende ritrovano una posizione tramite il suo codice molto più facilmente che tramite un cognome.

  2. Indichi il contratto con precisione

    Il servizio, il piano, la filiale o il numero di polizza: ciò che lo distingue dalle altre cose che potrebbe avere con lo stesso fornitore.

  3. Dia la data di efficacia

    La data in cui vuole che finisca. La calcoli a partire dal preavviso previsto dal contratto, e tenga il calcolo per sé invece di metterlo nella lettera.

  4. Spedisca con prova, poi controlli

    Raccomandata o PEC. Poi verifichi le due fatture successive: una disdetta che nessuno ha lavorato somiglia in tutto a una lettera mai spedita.

Cerchi il preavviso prima di scrivere

Il preavviso è nel contratto che ha firmato, ed è l'unico dato che decide se questa lettera chiude il rapporto il mese prossimo o fra un anno. Trenta giorni sono la norma, novanta non sono rari, e certi contratti si disdicono solo alla scadenza annuale.

Molti contratti possono inoltre essere chiusi prima per legge: dopo un trasloco, dopo un aumento delle condizioni economiche, dopo il primo anno di vincolo. Quando quel diritto esiste va di norma richiamato nella lettera, quindi lo verifichi prima di spedire e non dopo.

Dica che cosa disdice, non perché

Il motivo è facoltativo quasi sempre e serve di rado. L'eccezione è quando si appoggia a un diritto di recesso anticipato: lì il motivo è tutto l'oggetto della lettera e va scritto chiaramente, con quel che lo dimostra.

Per il resto, una lettera breve e fattuale si contesta peggio di una lunga e arrabbiata, e arriva a qualcuno il cui mestiere è lavorare disdette, non risolvere il suo reclamo.

La prova conta più della formulazione

Le aziende smarriscono lettere di disdetta con notevole regolarità, e a dover dimostrare di averne spedita una è lei. Una raccomandata costa pochi euro e chiude la questione per sempre.

Tenga insieme la ricevuta di spedizione, la sua copia della lettera e l'eventuale riscontro, e li conservi finché non avrà visto una fattura in cui gli addebiti si sono davvero fermati.

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Domande frequenti

Basta una mail al posto della raccomandata?

Spesso sì, e parecchie aziende ormai la richiedono. Quando il contratto indica un indirizzo postale per le comunicazioni, faccia entrambe le cose: la mail per la rapidità, la lettera per la prova.

E se continuano ad addebitare dopo la data di efficacia?

Mandi una diffida chiedendo il rimborso di quanto addebitato dopo la disdetta, allegando la ricevuta di spedizione. Revocare il mandato in banca ferma gli addebiti ma non chiude il contratto.

Serve una formula particolare?

No. Una lettera che identifichi lei, il contratto e una data è giuridicamente sufficiente. Cambia qualcosa solo se il contratto pretende espressamente una forma determinata, cosa rara.

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