Come scrivere una lettera di dimissioni
Una lettera di dimissioni è fra i documenti più brevi che si scrivano in una vita, e fra i pochi che restano attaccati a chi li ha scritti. Un responsabile la legge una volta e finisce nel fascicolo, da dove può riemergere anni dopo: è l'unico vero motivo per tenerla corta e priva di spigoli.
Scriva che si dimette, indichi la posizione che lascia, dia la data da cui decorre il preavviso e firmi. Nient'altro è richiesto. Motivi, rimproveri e ringraziamenti sono facoltativi, e i primi due stanno meglio fuori.
Compila il modello gratisPasso per passo
- Si identifichi e identifichi il datore di lavoro
Nome e indirizzo suoi, nome e indirizzo dell'azienda. Una lettera che non identifica chi la scrive non può far decorrere un preavviso.
- Scriva chiaramente che si dimette
Una frase, con la parola giusta. Lasciarlo intendere, o scrivere che «sta valutando», apre una discussione sulla data qualche settimana dopo.
- Metta la data
La data della lettera e, se già la conosce, il suo ultimo giorno di lavoro. Il preavviso di regola decorre dal ricevimento da parte dell'azienda, non da quando lei scrive.
- Firmi, dati, conservi la prova
Firmi il PDF, lo consegni e tenga una copia insieme alla prova che è arrivata: una ricevuta, un protocollo, una copia controfirmata.
Perché la brevità protegge più della sincerità
La tentazione è spiegarsi: un'occasione, un anno difficile, un capo che non ha mai ascoltato. Niente di tutto questo migliora la sua posizione, e tutto può tornarle indietro — in una telefonata di referenze, in una discussione sulle competenze di fine rapporto, a volte davanti al giudice del lavoro.
Dica che cosa fa e quando. Per ringraziare, lo faccia di persona o in un messaggio a parte; per una lamentela, la lettera di dimissioni è lo strumento sbagliato, e infilarcela può indebolire una richiesta successiva.
Il preavviso non si sceglie
Il preavviso viene dal contratto e dal contratto collettivo applicato. Scriverne uno più breve non lo accorcia: equivale a proporre di andarsene prima, e l'azienda accetta o rifiuta.
Se vuole esserne esonerato, lo formuli come una richiesta e non come una decisione già presa. Il modello propone entrambe le strade: svolgere il preavviso, o chiedere di esserne dispensati.
A finire in causa è la consegna
Quasi tutte le controversie su dimissioni riguardano quando la lettera è arrivata. Una PEC o una mail vanno quasi sempre bene ed è ormai la prassi, ma conservi il messaggio inviato e l'eventuale risposta.
Quando la posta in gioco è più alta — un preavviso lungo, un premio legato a una data, un rapporto già logoro — consegni anche una copia a mano facendola protocollare, e la tenga insieme alla sua.
Domande frequenti
Bisogna motivare le dimissioni?
No. Un lavoratore può dimettersi senza spiegazioni, e una lettera senza motivo è completa. Non indicare nulla resta l'opzione più prudente.
Ci si può dimettere via e-mail o con un messaggio?
La mail è in genere accettata ed è prassi diffusa. Il messaggio sul telefono spesso pure, ma si perde e si contesta con facilità: mandi un PDF che potrà produrre in seguito.
Si possono ritirare le dimissioni?
Solo se l'azienda lo accetta. Dimissioni chiare e già ricevute non si ritirano unilateralmente, ragione in più per non scriverle mai a caldo.